Giovedì 27 novembre Roscosmos, l'agenzia spaziale russa, ha celebrato il lancio della missione Soyuz MS-28 verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il vettore ha portato correttamente in orbita i cosmonauti Sergei Kud-Sverchkov e Sergei Mikayev, accompagnati dall’astronauta della NASA Christopher Williams.
Tuttavia, quella che doveva essere una routine di successo si è trasformata in un giallo logistico e strutturale pochi istanti dopo il decollo. Al Pad 31 del Cosmodromo di Baikonur, la piattaforma mobile di servizio è collassata finendo all'interno della flame trench (il fossato di scarico dei fumi) della rampa di lancio. Questa imponente struttura, fondamentale per l'accesso dell'equipaggio e le fasi preparative del razzo, avrebbe dovuto essere ritratta e bloccata in una zona di sicurezza, ma qualcosa nel meccanismo o nelle procedure è andato storto.
Guerra di comunicati e stime dei danni
L'entità del danno è al centro di un rimpallo di notizie. Secondo diverse fonti russe non ufficiali, il danno strutturale sarebbe ingente, tanto da richiedere riparazioni che potrebbero durare fino a due anni. Roscosmos, attraverso un comunicato sul proprio canale Telegram, ha smentito queste indiscrezioni senza fornire dettagli tecnici precisi sui tempi di ripristino.
Perché il Pad 31 è insostituibile
Se le voci sui lunghi tempi di riparazione dovessero trovare conferma, la Russia si troverebbe di fronte a una crisi senza precedenti per il suo programma spaziale.
Storicamente, il cosmodromo operava su due rampe principali per le Soyuz: il leggendario "Gagarin’s Start" (Sito 1) e il Sito 31. Tuttavia, il Sito 1 è stato chiuso nel 2019 e non è mai stato aggiornato per i moderni vettori Soyuz-2. Di conseguenza, il Pad 31 è attualmente l'unica rampa attiva a Baikonur certificata per i lanci con equipaggio.
Un trasferimento delle operazioni al nuovo Cosmodromo di Vostochny, nell'estremo oriente russo, non è una soluzione immediata. Sebbene esista una rampa Soyuz, questa è utilizzata per satelliti e non è certificata per il volo umano. Spostare lì le missioni richiederebbe una revisione completa delle procedure di sicurezza: in caso di aborto durante il lancio da Vostochny, la capsula finirebbe nell'Oceano Pacifico, richiedendo una flotta di recupero navale che la Russia non ha attualmente dislocata, a differenza delle consolidate squadre di recupero via terra nella steppa kazaka.
Le conseguenze per la Stazione Spaziale Internazionale
Lo scenario peggiore — l'inagibilità del pad per mesi o anni — avrebbe ripercussioni dirette sulla Stazione Spaziale Internazionale. La Russia rischierebbe di perdere l'accesso alla ISS sia per le missioni con equipaggio che per quelle cargo.
Questa perdita sarebbe critica non solo per i rifornimenti. Le navicelle cargo Progress, lanciate proprio da queste rampe, svolgono un ruolo tecnico vitale: i loro motori sono utilizzati periodicamente per effettuare il reboost (l'innalzamento dell'orbita della stazione per contrastare l'attrito atmosferico) e per le manovre d'emergenza necessarie a evitare detriti spaziali. Sebbene le navicelle americane Cygnus possano offrire capacità simili, il segmento russo rimane il pilastro principale per il mantenimento dell'assetto orbitale della ISS.